Senza girarci troppo intorno, la novità per il 2026 è un abbassamento dell’aliquota con un ritorno al 26%, ma solo con plusvalenze realizzate con stablecoin ancorate all’euro. In pratica, il beneficio non riguarderebbe le conversioni in valuta fiat né le plusvalenze su Bitcoin, Ethereum o altri asset volatili.
In sostanza, viene introdotta un’aliquota agevolata al 26% (equiparata a quella delle rendite finanziarie) per le plusvalenze su token ancorati all’euro, regolamentati secondo il Regolamento UE 2023/1114 (MiCA).
Viene inoltre precisato che la semplice conversione tra euro e token ancorati all’euro non costituisce plusvalenza o minusvalenza: quindi, non è un evento tassabile se si convertono euro-stablecoin in euro.
Estratto dell’articolo 13 della bozza di Legge di Bilancio 2026 – Disposizioni in materia di criptovalute.Fonte: Ministero dell’Economia e delle Finanze – Bozza Legge di Bilancio 2026 (versione 18 ottobre 2025).
Considerazioni finali
Insomma, si tratta di una soluzione ibrida che vuole premiare con una tassazione al 26%, e quindi equiparata ad altri prodotti finanziari, solo con l’utilizzo di stablecoin ancorate all’euro.
L’idea di questa bozza è senza dubbio quella di frenare l’emorragia di capitali verso le stablecoin USA, mentre l’UE cerca disperatamente di dare il via libera a una sua stablecoin ufficiale, al momento in colpevole ritardo, e che probabilmente non vedrà la luce prima del 2027 o 2028.
Per ora si tratta di una bozza, il testo verrà discusso in Parlamento per la definitiva approvazione e c’è ancora spazio per le modifiche.
Inutile aggiungere che questo sforzo da solo non basta, e rende il trading e l’utilizzo delle criptovalute in Italia palesemente iniquo.
Questo perché la tassazione derivante da prodotti finanziari che sono direttamente collegati alle crypto, come ad esempio gli ETF sia spot sia futures, rimane invece al 26%, un controsenso difficile da digerire.